La Cucina di Dante


Cervelli in fuga? Mah, al limite delle ariste di maiale in fuga. Due italiani che “nel mezzo del cammin di loro vita”, si ritrovano, finiti gli anni gloriosi del dottorato, dietro ai fornelli a spadellare. Sembra sia un destino geneticamente ineludibile per i connazionali all’estero, anche quelli un po’ più colti. Alfredo e Leonardo, uno veneziano l’altro fiorentino, uno con un dottorato in Storia d’Europa l’altro con un dottorato in Lingua e letteratura polacca e una laurea al Conservatorio, uno riciclatosi in un centro finanziario di una multinazionale americana l’altro docente di Storia della musica presso l’Università Wyszynski di Varsavia. Si sono conosciuti parecchi anni orsono, quando furono fra i primi studenti Erasmus a mettere piede in Polonia. Sono ancora qui a parlare (a vanvera, ma con molto affetto) di Dante, come facevano quando erano studenti, per attaccare bottone alle ragazze. Dato che la loro altra grande passione è cucinare, hanno inventato una nuova veste per la cucina e per la cultura italiana in Polonia e l’hanno chiamata Kuchnia Dantego, che vuol dire “la Cucina di Dante”. Dal 2009 sono ospiti in vari locali della capitale (ma anche in altre città polacche) dove cucinano per un pubblico selezionato di 30, massimo 40 persone e, mentre lo fanno, recitano a turno – prima in italiano e poi in polacco – un canto della Divina Commedia. Il menù e il canto li decidono di volta in volta i due italiani, trovando sempre apprezzamenti specialmente fra le rappresentanti del gentil sesso, agguerrite, entusiaste, attente alla linea, figlie, mamme e a volte addirittura nonne, nonché tra i numerosi intellettuali italiofili. Molte verdure e poca carne, ricette insolite che cercano di rompere il binomio pasta-pizza. Una cucina assolutamente casalinga, fatta con lo spirito non di un ristorante, ma di chi invita degli amici a cena a casa propria. La Cucina di Dante infatti non è aperta tutti i giorni, quindi ogni cena è un evento. Molte risate, molta passione, prezzi popolari e anche un libro, in uscita a ottobre. E un tiramisù, che riesce a mandare in visibilio tre generazioni di polacche.

 

Dicono di loro:

 

-       “sono due deficienti” (Grzesiek L., giornalista, uno dei pochi ospiti insoddisfatti);

-       “un mio amico mi ha portato alla Cucina di Dante. Due italiani che vivono e lavorano a Varsavia, saltuariamente (grossomodo ogni due settimane) in svariati locali della città preparano dal vivo alcuni piatti della cucina italiana e fra una pausa e l’altra recitano la Divina Commedia prima in originale e poi in polacco, provando a capire il senso della versione tradotta. I presenti si rotolano dalle risate e intanto ai tavoli nascono le discussioni più imprevedibili” (Marcin Meller, redattore capo di Playboy Polska che purtroppo separa puntigliosamente lavoro e vita privata);

-       “Alfredo e Leonardo confermano per l’ennesima volta che gli italiani sanno cucinare dei piatti gustosissimi con garbo e sense of humor. Arrotolare le palline di ricotta e pecorino, mescolare quello che vi è in pentola o montare la panna con loro è un piacere” (Izka, blogger prestatasi una tantum a fare da velina/aiutante);

-       “non sono due cuochi di professione, a volte qualche piatto non gli riesce e allora la tristezza li assale. Per loro cucinare e’ semplicemente un modo di esprimere la loro passione. E di conoscere nuovi amici” (Kamilla Staszak, giornalista di Rzeczpospolita, uno dei maggiori quotidiani polacchi, asciugandosi una lacrima);

-        “mercoledi notte, ore 11.45, sono appena tornata a casa. Dovevo parlarvi delle aringhe appena arrivate fresche fresche da Danzica. E invece no. Ne parleremo un’altra volta, ora sono ancora presa da mille emozioni. Che serata divina! Per quattro ore sono riuscita a condividere con le amiche un sacco di pettegolezzi, a provare nuovi sapori e ad ascoltare della poesia. In italiano ma anche in uno strano polacco letto da un italiano, per cui le risate non sono affatto mancate” (blogger che evidentemente non ne poteva più delle aringhe);

-        “ripeto. Se non lo avete ancora capito, sono due deficienti. E secondo me non sono nemmeno italiani” (Grzesiek L., ancora lui, ci tiene a ribadire il suo punto di vista);

-       “non ti curar di lor, ma guarda e passa. Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare” (Dante Alighieri, giovane poeta italiano, amico ormai quasi fraterno dei due suddetti, cerca napolitanamente di far abbassare i toni).

 

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